Incontreremo i nostri cari nell’aldilà? La verità spirituale che non ti aspetti
- Duccio Degl'Innocenti
- 4 dic 2025
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 37 minuti fa
La domanda è semplice e universale: incontreremo i nostri cari nell’aldilà?
Dietro questa frase c’è il dolore per una perdita, il bisogno di continuità, ma anche una intuizione naturale: la relazione non finisce con il corpo.
La risposta esiste, ma va liberata da sentimentalismi, credenze religiose e negazioni materialistiche.
Per capire se e come ritroveremo chi abbiamo amato, bisogna comprendere che cosa resta vivo dopo la morte, come funziona davvero la coscienza nel post-mortem, e quali leggi regolano gli incontri nei piani sottili.

Che cosa resta davvero di noi dopo la morte
Quando il corpo si spegne, non si spegne ciò che ci rende individui.
La coscienza non “smette”: si trasferisce in un’altra condizione.
L’essere umano vive attraverso vari veicoli:
il corpo fisico, che muore;
il corpo emotivo, che conserva desideri, abitudini, affetti;
il corpo mentale, che trattiene gli elementi essenziali dell’esperienza;
il nucleo profondo, che attraversa tutte le incarnazioni.
La morte non distrugge niente di essenziale: elimina solo l’involucro più esterno.
E questo è il primo punto fondamentale per rispondere alla domanda:
L’incontro è possibile perché nulla dell’identità reale viene perduto.
per approfondire leggi anche:
L’aldilà non è un luogo: è uno stato di coscienza
Molti immaginano l’aldilà come un “posto”: un paradiso, un giardino, una regione sospesa.
Ma non è così.
L’aldilà è un piano di percezione dove:
la materia è più sottile,
la mente crea ambienti e forme,
il tempo non è più sequenziale,
gli spostamenti avvengono per desiderio, non per movimento.
Ogni individuo vede ciò che è in grado di vedere.
Non esistono spazi separati, ma differenze di vibrazione.
Per questo due entità possono trovarsi nello stesso piano e non percepirsi:
non perché siano lontane, ma perché non risuonano allo stesso livello.
Questo concetto è essenziale:
per incontrare qualcuno nell’aldilà, occorre una compatibilità di stato di coscienza.
Incontreremo i nostri cari nell’aldilà? Sì, ma dipende da chi siamo diventati
Ora possiamo rispondere con precisione.
Sì, incontreremo i nostri cari nell’aldilà, ma non come immaginiamo nella vita fisica.
L’incontro non avviene perché “ci vogliamo bene”, né perché “lo meritiamo”.
Avviene perché:
c’è una risonanza affettiva reale;
c’è un legame evolutivo;
c’è una storia condivisa che continua;
c’è compatibilità di vibrazione.
La relazione biologica non basta.
Ciò che unisce due esseri è la qualità del vissuto: ciò che abbiamo imparato insieme, ciò che abbiamo trasformato, ciò che abbiamo ancora da sciogliere.
Un incontro nell’aldilà non è un evento straordinario:
è la conseguenza naturale di ciò che eravamo l’uno per l’altro.
Come avviene l’incontro con i nostri cari dopo la morte
L’incontro non è mai immediato.
Chi muore attraversa un periodo di assestamento, in cui:
riaffiorano desideri e abitudini della vita terrena;
la coscienza si libera gradualmente dalle forme emotive;
si dissolvono le proiezioni religiose o culturali (paradisi, paesaggi simbolici);
emerge ciò che siamo davvero, senza ruoli e senza maschere.
Quando questo strato si è sciolto, la percezione si apre.
A quel punto, l’incontro è possibile.
Ma è un incontro più profondo, in cui non riconosciamo la persona attraverso il volto, bensì attraverso la qualità della sua presenza.
È come un immediato “sapere chi è”, senza bisogno di immagini.
I bambini nell’aldilà: continuano a crescere
Questo punto è spesso frainteso, quindi va chiarito con precisione.
I bambini non rimangono “bambini per sempre”.
Continuano a crescere.
Non si tratta di un’illusione immaginativa né di una proiezione mentale, ma di un processo reale del corpo astrale.
Dopo il trapasso:
giocano,
esplorano,
apprendono,
vengono accompagnati da entità più grandi,
si sviluppano più rapidamente che nella vita fisica, perché non hanno più la resistenza del corpo.
La crescita non è una fantasia generata dal desiderio.
Gli oggetti sì: un trenino, una bambola, una casa immaginata possono manifestarsi nel piano sottile.
Ma l’evoluzione interiore non è soggetta alla plasmabilità astrale: segue una legge precisa. Quindi sì: un figlio, un fratello, una bambina che abbiamo perso non ci attenderà “piccolo”.
Ci attenderà più grande, maturato, riconoscibile non dalla forma, ma da ciò che è diventato.
Perché a volte non si incontrano subito i nostri cari
Non sempre l’incontro è immediato.
I motivi principali sono tre:
1. Differenza di vibrazione
Se una coscienza è ancora confusa o legata ai suoi desideri, non può percepire chi ha raggiunto uno stato più limpido.
2. Elaborazione delle ultime esperienze terrene
Nessuno può saltare questo passaggio.
Prima di incontrare gli altri, bisogna incontrare se stessi.
3. Processi emotivi ancora attivi
Rabbia, paura, attaccamento, rimpianto…
Finché non si dissolvono, l’incontro sarebbe distorto.
Non è una punizione.
È un tempo di chiarificazione, necessario a vedere gli altri senza proiezioni.
Quando la coscienza si stabilizza, il contatto diventa possibile.
Come riconosciamo i nostri cari nell’aldilà
Non attraverso il volto.
Non attraverso la voce.
Non attraverso l’età.
Li riconosciamo attraverso la vibrazione del loro essere, cioè la parte che nella vita terrena percepiamo solo a tratti: un modo di sentire, una qualità di presenza, un’impronta profonda.
Lì non ci sono maschere.
Ciò che resta è esattamente ciò che li rende loro al di là di ogni immagine.
E questo rende il riconoscimento istantaneo e certo.
Il dolore dei vivi e il legame con chi è trapassato
Il dolore può raggiungere l’altra dimensione, ma non sempre nel modo che crediamo.
La disperazione trattiene, irrigidisce, crea confusione.
L’affetto autentico apre, alleggerisce e sostiene.
Il pensiero affettuoso — privo di aggrappamento — è il contatto più puro che possiamo offrire.
Non richiama indietro l’anima, non la blocca: la accompagna.
Per questo il legame con i nostri cari non è mai spezzato.
È semplicemente trasformato.
L’incontro nell’aldilà non è il fine ultimo
L’incontro è importante, ma non è lo scopo dell’aldilà.
Ogni relazione, ogni ritrovo, ogni dialogo ha una funzione precisa:
comprendere ciò che non è stato compreso nella vita fisica.
Nel piano sottile, nulla serve per “stare insieme come prima”.
Serve per crescere, chiarire, sciogliere, completare.
Alla fine, quando tutte le esperienze necessarie saranno state integrate, non ci saranno più separazioni: la vita tende naturalmente all’unità.
La risposta finale: incontreremo i nostri cari nell’aldilà quando sapremo vederli
La domanda iniziale era:
incontreremo i nostri cari nell’aldilà?
La risposta definitiva è questa:
Sì.
Ma l’incontro dipende dal nostro livello di coscienza, non dal desiderio.
Li ritroveremo quando:
saremo liberi dalle illusioni,
avremo lasciato gli involucri emotivi più pesanti,
potremo riconoscerli per ciò che sono davvero, non per ciò che erano nel corpo.
E soprattutto quando ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci separa.
L’incontro è certo.
Il “quando” dipende da noi.
Conclusione
La morte non interrompe i legami veri.
Li porta alla loro forma più autentica.
Niente di ciò che ha valore si perde.
Niente di ciò che è amore svanisce.
Ogni incontro sincero ritorna, trasformato e più limpido.
E quando anche noi oltrepasseremo la soglia, scopriremo che nulla era stato spezzato:
solo il velo era cambiato
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