
Le radici del mio lavoro
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Durante la mia ricerca personale ho incontrato molte forme di pensiero, approcci spirituali e orientamenti diversi. Ho ascoltato, letto, sperimentato, cercando sempre quella chiarezza che non si nasconde dietro parole altisonanti o promesse vaghe. Per molto tempo non l’ho trovata, finché non sono inciampato nel Cerchio Firenze 77. Lì ho riconosciuto una logica seria e coerente, una visione capace di tenere insieme profondità e rigore, senza contraddizioni e senza inutili misticismi.
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Ci tengo a dire una cosa in modo semplice, senza formalità. Una parte significativa dei concetti che esprimo nasce proprio da questa filosofia, che considero straordinariamente lucida e contemporanea. Non mi interessa riproporne le forme, né imitare ciò che è già stato detto: il mio intento è un altro. Io desidero rendere accessibili concetti che spesso risultano complessi, renderli più semplici nella forma, traducendoli in un modo che possa parlare a chi vive, soffre, cerca e si interroga ora.
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Il Cerchio Firenze 77 è una radice, non un recinto. È una fonte che ho incontrato lungo il percorso e che ha dato profondità al mio modo di guardare l’essere umano, la coscienza e il suo cammino. Quello che faccio qui è il mio contributo personale: prendere ciò che considero essenziale, rispettarne la sostanza e portarlo in una forma nuova, limpida, comprensibile, utile.
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Questo è il mio modo per far sì che continui a parlare attraverso una voce diversa, vicina alle persone che oggi cercano, come cercavo anch’io.