La Legge dell’Oblio: perché non ricordiamo le vite precedenti (e perché è giusto così)
- Duccio Degl'Innocenti
- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 3 min
C’è una domanda che ritorna sempre, prima o poi, in chi si avvicina seriamente al tema della reincarnazione:se abbiamo vissuto altre vite, perché non le ricordiamo?
La risposta superficiale è sempre la stessa: “perché sarebbe troppo doloroso”, oppure “perché la mente non reggerebbe”. Sono spiegazioni deboli. Consolatorie. Incomplete.
La Legge dell’Oblio non è una protezione psicologica.È una legge evolutiva.
E soprattutto: non è una mancanza.È una condizione necessaria.

La Legge dell’Oblio non è una perdita, è una funzione
L’idea che ricordare le vite precedenti sarebbe “utile” è uno dei più grandi equivoci spirituali contemporanei. Nasce da un presupposto sbagliato: che l’evoluzione consista nell’accumulo di informazioni.
Non è così.
L’evoluzione non procede per ricordo, ma per trasformazione. E la trasformazione avviene solo quando l’individuo è costretto a confrontarsi con ciò che è, qui e ora, senza appoggiarsi a identità precedenti.
Se ricordassi di essere stato altro, useresti quel ricordo per giustificarti, per spiegarti, per difenderti. Il passato diventerebbe un alibi.
La Legge dell’Oblio impedisce questo.
Memoria e coscienza non sono la stessa cosa
Qui serve chiarezza, senza ambiguità.
La memoria conserva esperienze. La coscienza le assimila.
La memoria appartiene alla struttura temporanea dell’individuo; la coscienza è ciò che permane. Quando una vita termina, la memoria personale si dissolve, ma l’esperienza non va perduta: viene interiorizzata, distillata, resa qualità.
Ciò che conta non è ricordare di essere stati egoisti, violenti o generosi. Conta non esserlo più, senza bisogno di ricordare perché.
Se oggi reagisci diversamente a una situazione, non è perché “ricordi” un’altra vita. È perché qualcosa in te è cambiato.
Questo è il punto che molti non vogliono accettare.
Il presente è l’unico luogo in cui si evolve
La Legge dell’Oblio obbliga l’individuo a vivere nel presente reale, non in un passato mitizzato.
Sapere di essere stati qualcun altro non aiuta a conoscersi. Anzi, spesso è un modo elegante per evitare di farlo.
La vera domanda non è:Chi ero?
Ma:Chi sono, ora, quando nessuno mi guarda?
Solo il presente è operativo. Il passato, anche se fosse accessibile, non lo sarebbe.
Quando il ricordo diventa un ostacolo
Chi cerca ossessivamente le vite precedenti spesso non sta cercando verità. Sta cercando identità.
Il problema è che ogni identità è una forma di fissazione. E ogni fissazione rallenta l’evoluzione.
Ricordare di essere stati “qualcuno” crea immediatamente un confronto, una gerarchia, una narrativa. Il lavoro interiore si sposta dal trasformare l’essere al costruire un personaggio.
La Legge dell’Oblio spezza questo meccanismo alla radice.
L’esperienza viene conservata, l’identità no. L’oblio non cancella ciò che è stato appreso.Cancella solo ciò che non serve più: il personaggio, il ruolo, la storia personale. Se qualcosa è davvero tuo, emergerà nel presente senza bisogno di essere ricordato.
Il legame invisibile tra oblio e libertà
C’è un aspetto che raramente viene detto con chiarezza:senza oblio non esisterebbe libertà.
Ricordare il passato significherebbe agire condizionati da esso. L’individuo sarebbe prigioniero di ciò che è stato.
La Legge dell’Oblio consente invece una cosa radicale:la possibilità di essere diversi, senza dover combattere contro il proprio passato.
Non sei chiamato a riparare una storia. Sei chiamato a comprendere una condizione.
Un equivoco moderno da smontare
Oggi si parla molto di “recupero delle memorie”, di “vite passate da esplorare”, di “ricordi nascosti”. Ma la maggior parte di queste pratiche lavora sulla suggestione, non sulla coscienza.
Anche ammesso che emergano immagini, simboli o narrazioni, il punto non cambia:se non producono una trasformazione reale, non servono a nulla.
L’evoluzione non è uno spettacolo interiore. È un cambiamento silenzioso del modo di essere.
Il senso profondo della Legge dell’Oblio
La Legge dell’Oblio non dice: “non puoi sapere”.Dice: “non ti serve sapere”.
Tutto ciò che è essenziale emerge comunque: nelle inclinazioni, nelle resistenze, nelle reazioni automatiche, nei limiti che tornano.
La vita non ti chiede di ricordare. Ti chiede di vedere.
Se questo tema ti è chiaro, il passo successivo è comprendere cosa accade dopo la morte e perché l’esperienza viene riorganizzata prima di una nuova incarnazione. Ne parlo in modo organico qui:
Conclusione
La Legge dell’Oblio non è una barriera. È una soglia.
Finché la si vive come una privazione, si resta fermi. Quando la si comprende, diventa evidente che ricordare non è evolvere.
Evolvere è essere diversi, senza sapere perché. È questo il segno che l’esperienza ha fatto il suo lavoro.
Se vuoi una visione completa, coerente e non edulcorata di questi temi – reincarnazione, morte, coscienza, evoluzione – trovi tutto sviluppato in modo organico nel libro.


