La parola spiritualità viene usata per indicare cose molto diverse: pratiche di meditazione, credenze religiose, ricerca interiore, benessere psicologico. Questa vaghezza è il problema, non la soluzione.
Una definizione precisa parte da una domanda diversa: cos'è che rende "spirituale" qualcosa? Non il contenuto. Non basta meditare o credere in qualcosa di trascendente. È l'orientamento. La spiritualità è la ricerca di ciò che si è al di là di quello che si pensa di essere. Non è una pratica, non è un insieme di credenze, non è un'appartenenza. È un processo: quello di smettere di identificarsi con gli strati superficiali: il ruolo sociale, le abitudini, le reazioni automatiche e cominciare a interrogarsi su cosa rimane quando si tolgono quelli.
In questo senso la spiritualità non ha bisogno di dogmi, né di guru, né di riti. Ha bisogno di onestà. E l'onestà comincia dal riconoscere che la maggior parte di ciò che crediamo di essere è condizionamento, non identità.
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