Cos'è la relazione Karmica e quanto c'entra l'amore?
- Duccio Degl'Innocenti
- 24 apr
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 8 mag
Molti usano la parola karma per spiegare quello che succede nelle relazioni sentimentali. Si dice che una persona "è karma" per noi, che certi amori "sono karmici", che dobbiamo "pagare un debito" con qualcuno. È un modo di parlare che dà l'impressione di spiegare qualcosa, ma di solito non spiega niente. Partiamo da un punto fermo: il karma non è un concetto romantico. Non è il destino che ci manda la persona giusta al momento giusto, né il meccanismo con cui l'universo ci manda a incontrare qualcuno che abbiamo amato in una vita precedente. Prima di applicarlo all'amore, vale la pena capire cosa sia davvero.

Il karma non è destino
Karma significa attività. È la legge di causa ed effetto applicata all'intera esistenza dell'individuo: ogni azione, ogni pensiero, ogni desiderio genera un effetto che ricade su chi lo ha promosso, nel momento in cui è pronto a comprenderlo. Non è né buono né cattivo in sé. Non ha intenzione morale. È la stessa struttura logica della gravità: indifferente, precisa, inevitabile. Karma è il mal di pancia del goloso. È la muscolatura dell'atleta che si allena. È il risultato di anni di lavoro, o di anni di inerzia. Non è riservato agli eventi eccezionali. È tutto, continuamente. Detto questo, il karma non è neppure fatalismo. Non significa che tutto quello che succede era scritto e non si poteva cambiare. La libertà esiste, ma è proporzionale al grado di sviluppo della coscienza. Chi ha più coscienza ha più margine di scelta reale. Chi ne ha meno agisce per lo più in modo automatico, credendo di scegliere liberamente. Ed è qui che il karma entra in modo preciso nelle relazioni.
se vuoi approfondire questo aspetto leggi l'articolo Cos'è il karma? Il significato reale che nessuno spiega fino in fondo
Cosa succede davvero in una relazione Karmica
Quando due persone si incontrano, portano ciascuna la propria struttura: i propri schemi relazionali, i propri automatismi, le proprie aree irrisolte. Non è un'ipotesi mistica, è osservazione diretta. Chiunque abbia vissuto una relazione sa che certi schemi si ripetono. Si litiga sempre sulle stesse cose. Si cerca sempre lo stesso tipo di persona. Si risponde allo stesso modo nelle stesse situazioni, anche quando si è convinti di fare diversamente. Quegli schemi sono karma. Non nel senso di punizione, non nel senso di debiti da pagare. Nel senso che rappresentano i limiti ancora attivi nell'individuo, i nodi non ancora compresi, le aree in cui la libertà è ancora ridotta. L'effetto di cause precedent, che risalgono a questa vita o, se si accetta la prospettiva della reincarnazione, a incarnazioni precedenti, che continuano a prodursi perché il processo non è ancora completato. Una relazione sentimentale, in questa luce, non è un incontro casuale e non è neppure un destino magico. È un'esperienza che porta a galla ciò che è ancora irrisolto. La forza dell'attrazione, la profondità del legame, la durezza del conflitto: tutto questo è materiale, nel senso più preciso del termine. Materiale su cui lavorare per ampliare la coscienza.
L'attrazione fisica come punto di partenza
C'è un elemento che il pensiero spirituale tende a ignorare o a spiritualizzare in fretta: la sessualità. Eppure svolge una funzione precisa. L'attrazione verso un'altra persona è uno dei meccanismi che la natura usa per spingere l'individuo fuori da se stesso, verso l'altro. L'essere umano, per struttura, tende a polarizzarsi su di sé. Il richiamo verso un altro essere è una delle forze che rompe questa polarizzazione e avvia l'esperienza del contatto reale. Non è un meccanismo elevato in partenza. È il primo gradino. Ma il primo gradino è quello da cui si parte, e senza di esso molte delle esperienze trasformative che avvengono in una relazione non avrebbero inizio. Questo non rende l'attrazione fisica il punto d'arrivo, né il criterio per valutare una relazione. Ma ridurla a qualcosa di secondario o impuro è un errore simmetrico all'opposto.
I conti non si "pagano"
Uno dei fraintendimenti più comuni è l'idea che nelle relazioni ci siano debiti da saldare. "Ci siamo fatti del male in un'altra vita, ora dobbiamo risolvere." Oppure: "Questa relazione fa soffrire, quindi è karmica, devo restare per imparare." Questa lettura è scorretta per un motivo preciso: il karma non è punizione e non ha logica di debito. L'effetto ricade non perché qualcuno debba soffrire, ma perché la comprensione che manca può emergere solo attraverso l'esperienza. E l'esperienza non richiede necessariamente di prolungare una situazione dolorosa. Richiede di comprenderla. La differenza non è sottile. Una relazione che porta sofferenza non è automaticamente utile per questo. Una relazione che si interrompe non è automaticamente fallita. Il criterio è la comprensione che ne emerge, non la durata o l'intensità del dolore. Il dolore in una relazione è un segnale, non un obiettivo. Se si rimane in una situazione dolorosa credendo di dover "pagare" qualcosa, si confonde il segnale con il percorso.
se vuoi capire meglio perché il karma non è una punizione leggi anche Il karma punisce? No, e capire perché cambia tutto
Cosa significa, concretamente
Applicato alle relazioni, il karma è osservabile in modo molto concreto. Si osserva ogni volta che una reazione emotiva è sproporzionata rispetto alla situazione. Ogni volta che si ripete uno schema con persone diverse. Ogni volta che ci si ritrova nello stesso tipo di conflitto, con lo stesso tipo di risposta. Ogni volta che non si riesce a fare una cosa che si vorrebbe fare, o a non fare una cosa che si sa essere sbagliata. Non sono segnali di colpa. Sono i limiti ancora attivi. E i limiti non si sciolgono subendo, si sciolgono capendo. La comprensione è l'unico meccanismo che modifica davvero lo schema. Questo è, in sintesi, cosa fa una relazione nella prospettiva della legge di causa ed effetto: offre il materiale. Ciò che si fa con quel materiale dipende dalla capacità di osservazione e di comprensione dell'individuo, non dalla relazione in sé.
se vuoi fare il vero passo verso la consapevolezza
Una domanda che vale la pena porsi
L'idea che una relazione sia "karmica" nel senso romantico del termine, predestinata, unica, necessaria, è emotivamente rassicurante. Dà l'impressione che ci sia un ordine superiore a cui appoggiarsi, una certezza esterna che giustifica le scelte. Ma se il karma non è destino e non è punizione, se è semplicemente la legge di causa ed effetto applicata all'intera vita dell'individuo, allora la domanda che conta non è "siamo karma l'uno per l'altro?" La domanda è: cosa rivela questa relazione di me che non avevo ancora visto? Quella domanda è meno romantica. Però è molto più utile.



Commenti