La Bibbia non è un libro di storia: perché leggerla alla lettera crea confusione
- Duccio Degl'Innocenti
- 26 gen
- Tempo di lettura: 2 min
C’è una constatazione semplice, sempre più diffusa: molte persone non riescono più a trovare nella Bibbia una guida sensata. Non perché manchi di profondità, ma perché ciò che leggono sembra entrare in conflitto con la logica, con l’esperienza e con il mondo contemporaneo.
Da qui nascono due reazioni opposte e ugualmente sterili:da una parte chi la difende come cronaca storica e scientifica, dall’altra chi la liquida come fantasia religiosa. Entrambe le posizioni partono dallo stesso errore.
La Bibbia non nasce come un libro di storia. E leggerla come tale significa forzarla in una direzione che non le appartiene.

Un equivoco di base: cronaca o linguaggio simbolico
I testi biblici nascono in un contesto in cui il linguaggio simbolico era la forma più alta di comunicazione.Non serviva a raccontare fatti, ma a trasmettere significati, leggi interiori, dinamiche dell’esperienza umana.
Quando oggi si chiede alla Bibbia di comportarsi come un manuale storico o scientifico, il risultato è inevitabile: confusione. Dio diventa un personaggio umano, che si arrabbia, punisce, cambia idea. Il bene e il male diventano categorie assolute. L’uomo si ritrova schiacciato tra colpa e obbedienza.
Non perché il testo lo richieda, ma perché lo stiamo leggendo con categorie sbagliate.
Il problema non è reinterpretare la bibbia, ma capire il linguaggio
Una delle obiezioni più comuni è questa:“Se la Bibbia va sempre reinterpretata, allora non parla davvero alla gente”.
In realtà è vero il contrario.
La Bibbia non va reinterpretata all’infinito. Va letta nel linguaggio in cui è stata scritta.
Un simbolo autentico non invecchia. Non ha bisogno di essere aggiornato, corretto o adattato ai tempi.Ha bisogno di essere compreso.
Quando un testo simbolico viene letto come cronaca, perde forza. Quando viene letto come simbolo, torna a parlare – oggi come allora.
Perché la lettura letterale ha fatto danni
La storia del cristianesimo mostra chiaramente cosa accade quando il simbolo viene irrigidito:
– Dio diventa giudice invece che principio– la fede diventa paura invece che comprensione– la spiritualità diventa morale invece che trasformazione
Questo non ha reso l’uomo più consapevole, ma più dipendente. Non ha favorito la crescita interiore, ma la sottomissione.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una frattura sempre più profonda tra chi crede “per dovere” e chi rifiuta in blocco.
Forse non è la fede ad essere in crisi
A questo punto una domanda diventa inevitabile:e se non fosse la fede ad essere in crisi, ma il modo in cui ci è stata raccontata?
Se la Bibbia viene restituita alla sua funzione originaria – non manuale di verità esterne, ma mappa simbolica dell’esperienza umana – molte contraddizioni si sciolgono da sole.
Non serve credere di più. Serve capire meglio.
Un passo alla volta
Questo articolo non vuole dimostrare nulla, né convincere nessuno. Vuole solo mettere ordine in un punto fondamentale: la Bibbia non è un libro di storia, e leggerla così significa non ascoltarla davvero.
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