Abbiamo tutti un’anima? La domanda che confonde milioni di persone
- Duccio Degl'Innocenti
- 17 gen
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 18 gen
È una domanda che circola ovunque. Nei commenti ai video, nei forum, nei momenti di crisi personale, dopo un lutto, durante un risveglio improvviso o una notte insonne.
Abbiamo tutti un’anima?
Quasi tutti rispondono. Quasi nessuno chiarisce.
C’è chi dice sì, senza esitazioni. Chi dice che l’anima è eterna. Chi la considera un dono divino. Chi la trasforma in un’etichetta spirituale buona per ogni occasione. Il risultato è un grande rumore di fondo che non orienta, non rassicura davvero e, soprattutto, non aiuta a capire.
Il problema, però, non è la risposta. Il problema è la domanda.

Perché la domanda abbiamo tutti un’anima? è sbagliata
Chiedersi se “abbiamo” un’anima significa partire da un presupposto errato: trattare l’anima come un oggetto. Qualcosa che si possiede, come un organo invisibile o un bene acquisito alla nascita.
Questa impostazione crea più confusione di quanta ne risolva. Perché se l’anima è qualcosa che si ha, allora qualcuno potrebbe averla di più, qualcuno di meno, qualcuno rischiare di perderla, qualcuno doverla “salvare”.
È così che nascono paura, senso di colpa, bisogno di rassicurazione continua.
Ma l’anima, se vogliamo usare questo termine in modo serio, non è qualcosa che si possiede. È qualcosa che si esprime.
Quando la domanda è posta male, anche le risposte più raffinate falliscono.
Cosa intendiamo davvero quando parliamo di anima
Gran parte della confusione nasce dal fatto che usiamo la stessa parola per indicare cose diverse. Vita, psiche, identità, coscienza: tutto viene messo nello stesso contenitore.
E invece no. Serve fare ordine.
La vita biologica riguarda il funzionamento del corpo. La psiche riguarda emozioni, carattere, memoria, storia personale. Il principio che chiamiamo “anima” riguarda la coscienza, non la personalità.
Non coincide con l’io quotidiano, non è il personaggio che interpretiamo nel mondo, non è ciò che pensiamo di essere. È il centro di esperienza che, lentamente, impara a riconoscersi.
Se questo punto non è chiaro, ogni discorso sull’anima resta vago o mistico.
Dire “anima” non significa parlare di qualcosa di magico o religioso.Significa parlare del livello di coscienza con cui un essere umano vive, comprende e attraversa l’esperienza.
Perché religione e spiritualità hanno creato confusione
Le grandi religioni hanno avuto il merito di preservare l’idea che l’essere umano non sia solo materia. Ma hanno spesso trasformato l’anima in un dato acquisito: ce l’hai, punto. E ora devi salvarla.
La spiritualità contemporanea, soprattutto quella più popolare, ha fatto il resto. Ha reso l’anima un’etichetta rassicurante: tutti ce l’hanno, tutti sono anime antiche, tutti sono già completi.
Il risultato è paradossale. Si parla di anima ovunque, ma non se ne comprende più il significato.
Dire a tutti che hanno un’anima non è amore. È pigrizia intellettuale.
Perché evita il punto centrale: il livello di consapevolezza con cui quella dimensione viene vissuta.
L’anima non si possiede: si sviluppa
Ed eccoci al nodo vero.
Non tutti esprimono lo stesso livello di coscienza. Questo non significa che qualcuno “valga di più” o “di meno”. Significa che il percorso non è uniforme.
L’evoluzione non è morale. Non è una graduatoria etica. È un processo funzionale.
C’è chi vive quasi interamente identificato con il corpo e con la personalità.C’è chi inizia a osservare se stesso. C’è chi sperimenta una responsabilità più ampia verso ciò che è.
Non si tratta di credere a qualcosa. Si tratta di vedere dove si è.
Nessuno è escluso dal processo.Ma non tutti sono allo stesso punto del percorso.
Perché questa risposta spiazza (e libera)
Questa visione spiazza chi cerca consolazione immediata.Perché non offre etichette, non promette salvezze automatiche, non tranquillizza a basso costo.
Ma libera chi è davvero in ricerca. Perché restituisce dignità all’esperienza, responsabilità al percorso e senso alla fatica.
Non sei sbagliato se non “senti” qualcosa di speciale.Non sei incompleto. Sei in cammino.
E il cammino non ha bisogno di illusioni, ma di chiarezza.
se quello che hai trovato fino ad ora non ti ha davvero soddisfatto
Abbiamo tutti un’anima? Una risposta diversa
Se dobbiamo rispondere alla domanda iniziale, allora la risposta onesta è questa:
Non si tratta di avere o non avere un’anima. Si tratta di diventare consapevoli di ciò che si è.
L’anima non è un oggetto da possedere. È una dimensione da abitare.
Se questa riflessione ti ha messo un po’ in crisi, è normale. Anzi, è un buon segno.
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