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Cos'è la coscienza? Il termine che usiamo senza sapere cosa significa

Immagine del redattore: Duccio Degl'Innocenti
Duccio Degl'Innocenti
5 mag
Tempo di lettura: 7 min

Aggiornamento: 5 set

La parola coscienza la usiamo continuamente, diciamo che una persona ha perso coscienza, che ha preso coscienza di un problema, che ha agito secondo coscienza, poi nel campo spirituale parliamo di espansione della coscienza, di livelli di coscienza e di evoluzione della coscienza. In qualche modo ci capiamo, oppure almeno abbiamo l'impressione di capirci, però se proviamo a spiegare esattamente cosa intendiamo, le cose diventano subito meno semplici.


Capire cos'è la coscienza è importante anche per questo motivo, perché molto spesso usiamo la stessa parola per indicare cose diverse, per esempio la consapevolezza di quello che stiamo facendo, la capacità di pensare, il nostro senso morale e qualcosa di più profondo che avrebbe a che fare con ciò che siamo diventati attraverso le esperienze.


Nella prospettiva spirituale che stiamo seguendo qui, il termine viene usato proprio in quest'ultimo senso, la coscienza viene definita come l'evoluzione raggiunta dall'individuo, cioè ciò che le esperienze hanno realmente prodotto in lui e che, una volta acquisito, diventa parte del suo essere.


Quella di cui parliamo qui è quindi una concezione spirituale della coscienza, non una definizione scientifica, è bene precisarlo subito, poi possiamo entrare nel discorso senza doverlo ripetere ogni volta.



Cos'è la coscienza?


Coscienza e consapevolezza


Una delle distinzioni più importanti, e forse anche una delle più utili per capire tutto il resto, è quella tra coscienza e consapevolezza.


Io posso essere consapevole di essere geloso, posso capire che quando una persona si comporta in un certo modo io reagisco male, posso sapere di avere paura di essere abbandonato, posso addirittura conoscere molto bene i miei meccanismi e riuscire a descriverli perfettamente, però questo non vuol dire che io li abbia superati.


Se una certa situazione si ripresenta e la mia reazione è ancora la stessa, probabilmente quella comprensione non è ancora diventata veramente parte di me.


La consapevolezza riguarda quindi ciò di cui ci rendiamo conto, i nostri pensieri, le nostre azioni, i desideri, le emozioni, tutte quelle cose che in qualche misura possiamo osservare mentre accadono o dopo che sono accadute.

La coscienza, secondo questa impostazione, riguarda invece ciò che abbiamo realmente acquisito.


È una differenza che a prima vista può sembrare piccola, in realtà cambia parecchie cose, soprattutto quando pensiamo alla crescita personale o spirituale, perché sapere una cosa e averla compresa davvero, sono due cose molto diverse.



Sapere una cosa non significa necessariamente averla compresa


Credo che sia capitato a tutti di sapere benissimo cosa sarebbe giusto fare e poi comportarsi esattamente nel modo contrario.


Possiamo sapere che arrabbiarsi non risolve un problema e arrabbiarci ugualmente, possiamo sapere che una relazione ci sta facendo male e continuare a rimanerci dentro, possiamo sapere che non possiamo controllare le altre persone e passare buona parte del nostro tempo a tentare di farlo.


Il fatto è che la conoscenza, da sola, non trasforma automaticamente il nostro modo di essere.


Una persona può leggere moltissimi libri spirituali, conoscere teorie molto profonde, parlare di amore universale, ego, karma e reincarnazione, ma quando la vita tocca proprio il punto dove quella persona è più fragile, viene fuori quello che è stato realmente compreso.


Forse è anche per questo che alcune esperienze ci cambiano più di tante spiegazioni, perché finché una cosa rimane soltanto nella testa può sembrarci chiara, poi la vita ce la mette davanti e scopriamo che non era così semplice come pensavamo.



Come si forma la coscienza


La coscienza si forma lentamente, attraverso le esperienze, “tassellino su tassellino”, questo forse rende abbastanza bene l'idea.


Ogni esperienza ci mette davanti a qualcosa, una relazione, un desiderio, una paura, una conseguenza delle nostre azioni, e attraverso tutto questo abbiamo la possibilità di comprendere un aspetto della realtà e di noi stessi.


Ovviamente non basta vivere un'esperienza perché quella comprensione avvenga subito, altrimenti basterebbe soffrire una volta per non ripetere mai più lo stesso errore, e sappiamo benissimo che le cose non funzionano così.


Ci sono situazioni che continuiamo a ripetere, magari con persone diverse e in momenti diversi della nostra vita, e tutte le volte ci sembra quasi di trovarci davanti allo stesso problema.


Probabilmente, se guardiamo bene, qualcosa cambia comunque, magari reagiamo un po' diversamente, capiamo prima cosa sta accadendo oppure arriviamo a un punto in cui quella situazione non ci interessa più.


Secondo questa concezione, è proprio questo lento cambiamento che costruisce la coscienza.

Nella prospettiva della reincarnazione questo processo continua attraverso più vite, quindi l'individuo non riparte ogni volta da zero, ma porta con sé ciò che è stato realmente acquisito attraverso le esperienze precedenti.


Per capire meglio la distinzione tra le diverse parti dell'individuo puoi leggere anche Che cosa siamo davvero: corpo, personalità, anima e coscienza.



Se non ricordiamo le vite precedenti, cosa rimane?


Questa è una domanda abbastanza naturale, perché siamo abituati a pensare che se non ricordiamo qualcosa, allora quella cosa sia andata perduta. Però già nella nostra vita attuale non funziona esattamente così.


Non ricordiamo tutte le esperienze che abbiamo fatto da bambini, non ricordiamo ogni volta che qualcuno ci ha spiegato qualcosa, non ricordiamo tutti i momenti attraverso i quali abbiamo imparato a comportarci in un certo modo, eppure siamo il risultato anche di quelle esperienze.


Una persona adulta non ha bisogno di ricordare quando ha imparato che il fuoco brucia per evitare di metterci una mano sopra, quella conoscenza ormai è acquisita.


Possiamo estendere questo principio alla coscienza e alle incarnazioni precedenti, ciò che conta non è il ricordo dell'esperienza, ma la trasformazione che quell'esperienza ha prodotto nell'individuo.


Quindi il fatto di non ricordare una vita precedente non impedirebbe di avere dentro di noi le comprensioni raggiunte durante quella vita.


Questo spiega anche perché, in questa impostazione, conoscere chi siamo stati avrebbe un'importanza molto minore rispetto a quella che spesso gli viene attribuita in certi ambienti spirituali, quello che serve alla nostra evoluzione è già presente nel modo in cui affrontiamo la vita di oggi.


Sul rapporto tra personalità della singola vita e continuità dell'individuo trovi un approfondimento anche in Personalità e anima: la distinzione che quasi nessuno fa.



Perché allora è importante diventare consapevoli?


A questo punto potrebbe sembrare che la consapevolezza abbia un ruolo secondario, invece è proprio attraverso la consapevolezza che possiamo vedere meglio ciò che accade dentro di noi.


Se mi arrabbio sempre quando qualcuno mi contraddice, il primo passo è accorgermene, poi posso iniziare a chiedermi perché quella situazione mi dà così fastidio, se mi sento messo in discussione, se ho bisogno di avere ragione, se temo il giudizio degli altri oppure se dietro quella reazione c'è qualcosa che ancora non riesco a vedere. La consapevolezza apre quindi una possibilità.


Il nostro è un percorso che passa dall'ignoranza alla consapevolezza e poi alla coscienza, prima non vediamo una certa cosa, poi iniziamo a rendercene conto e infine, attraverso le esperienze e la comprensione, quella verità entra realmente a far parte di noi.


Probabilmente è un processo che possiamo osservare anche nella vita di tutti i giorni, ci sono cose che una volta ci facevano reagire immediatamente e che oggi quasi non ci toccano più, non perché ci imponiamo di essere diversi, semplicemente perché qualcosa in noi è cambiato.



La coscienza non coincide con quello che pensiamo di noi stessi


C'è poi un altro aspetto interessante, noi possiamo avere un'immagine molto precisa di noi stessi e questa immagine può essere anche parecchio diversa da quello che siamo realmente.


Possiamo considerarci persone tolleranti finché incontriamo qualcuno che mette seriamente in discussione le nostre idee, possiamo pensare di essere distaccati finché rischiamo di perdere qualcosa a cui teniamo molto, possiamo considerarci altruisti finché aiutare qualcuno non richiede una vera rinuncia.


È facile capire chi vorremmo essere, più difficile vedere chi siamo quando la vita ci porta fuori dalle situazioni comode.


La coscienza, nel senso che stiamo usando, non dipende dall'idea che abbiamo di noi stessi, emerge dal modo in cui viviamo, dalle reazioni che abbiamo e da ciò che ormai facciamo spontaneamente perché corrisponde realmente a quello che siamo diventati.


In fondo non abbiamo bisogno di ricordarci continuamente di non rubare, oppure di non fare del male a qualcuno per ottenere qualcosa che vogliamo, almeno nella maggior parte delle situazioni queste cose non le facciamo perché dentro di noi esiste già una comprensione che le rende estranee al nostro modo normale di agire.


Poi ci sono altri aspetti dove quella comprensione è ancora incompleta, ed è lì che continuano a nascere conflitti, sofferenze e contraddizioni.



Coscienza ed evoluzione


Quando si parla di evoluzione della coscienza, quindi, non si intende accumulare informazioni spirituali oppure diventare esperti di argomenti esoterici, l'evoluzione riguarda una trasformazione dell'individuo.


Le conoscenze possono essere molto utili, possono aiutarci a capire cosa osservare, possono mettere in dubbio convinzioni che davamo per certe e magari farci guardare una situazione in modo diverso, però alla fine è l'esperienza che ci mette davvero alla prova.


Una persona può conoscere perfettamente il concetto di attaccamento, per esempio, ma sarà la sua vita a mostrarle quanto quell'attaccamento sia ancora presente.


Per questo la vita quotidiana rimane il luogo principale dell'evoluzione, le relazioni, il lavoro, le difficoltà, le paure, le cose che desideriamo e quelle che perdiamo, è lì che incontriamo continuamente ciò che siamo.



Allora, cos'è davvero la coscienza?


Se vogliamo riassumere tutto senza complicarlo troppo, possiamo dire che la coscienza è ciò che abbiamo realmente compreso e che è diventato parte di noi.


La consapevolezza ci permette di vedere, la coscienza riguarda invece ciò che quella visione, ha prodotto nel nostro essere.


Probabilmente è anche per questo che il cambiamento vero molte volte è poco spettacolare, non arriva per forza con grandi rivelazioni oppure con esperienze straordinarie, ci accorgiamo semplicemente che davanti a qualcosa che un tempo ci avrebbe fatto reagire in un certo modo, oggi reagiamo diversamente.


Non abbiamo imparato una nuova regola, siamo cambiati.



Se vuoi approfondire questi argomenti puoi continuare dalla sezione Anima e coscienza, dove trovi gli articoli dedicati alla personalità, all'anima, alla coscienza e al rapporto tra mente e identità.




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Duccio Degl'Innocenti è autore di sei Dio e non lo sai, fondatore di Spiritualità Semplice. 

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