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Che cosa siamo davvero: corpo, personalità, anima e coscienza

Immagine del redattore: Duccio Degl'Innocenti
Duccio Degl'Innocenti
17 ago
Tempo di lettura: 7 min

Se togliessimo il nostro nome, il lavoro che facciamo, i ricordi, le convinzioni, il carattere, il corpo che vediamo allo specchio e perfino molte delle cose che oggi consideriamo essenziali per definirci, che cosa rimarrebbe di noi?


È una domanda meno astratta di quanto sembri, perché durante la vita cambiamo continuamente, il corpo dell'infanzia è scomparso, molte idee che un tempo ci definivano sono state abbandonate, alcuni ricordi sono diventati confusi, il carattere può essersi modificato profondamente,


eppure attraverso tutti questi cambiamenti continuiamo a percepire una continuità e a chiamarla “io”.


Per capire che cosa siamo davvero serve allora distinguere almeno quattro elementi che nel linguaggio comune vengono spesso sovrapposti:


corpo, personalità, anima e coscienza, perché ciascuno appartiene a un livello diverso della nostra esperienza e, una volta separati, molte domande sulla vita, sulla morte e sull'identità diventano più comprensibili.


La prospettiva spirituale proposta in queste pagine descrive l'essere umano come una realtà più ampia della sola personalità che conosciamo oggi:


il corpo rende possibile l'esperienza fisica, la personalità è la forma particolare che assumiamo in questa vita, la coscienza raccoglie ciò che l'esperienza riesce realmente a trasformare in noi, mentre ciò che chiamiamo anima rimanda alla continuità più profonda dell'individuo attraverso esperienze differenti.


Che cosa siamo davvero

Perché confondiamo corpo, personalità, anima e coscienza


Quando diciamo “io”, in realtà possiamo riferirci a cose molto diverse, possiamo intendere il nostro corpo, quando diciamo “sono stanco”, la nostra personalità, quando diciamo “sono fatto così”, i nostri pensieri, quando diciamo “io penso”, oppure qualcosa di più profondo, quando sentiamo che tutte queste caratteristiche ci appartengono senza esaurire completamente ciò che siamo.


La confusione nasce proprio dal trattare questi livelli come se fossero un'unica cosa, così il corpo diventa l'intera identità, la personalità viene chiamata anima, la coscienza viene confusa con il pensiero e la parola “spirituale” finisce per indicare un insieme indistinto di concetti che spiegano poco proprio perché significano troppe cose.


Una mappa utile parte quindi da una distinzione semplice: ciò attraverso cui viviamo un'esperienza, la forma personale con cui la viviamo, ciò che comprendiamo attraverso quell'esperienza e la continuità profonda alla quale tutto questo appartiene sono aspetti collegati, ma differenti.



Il corpo: il punto di contatto con questa vita


Il corpo è la condizione attraverso la quale possiamo fare esperienza del mondo fisico, grazie ai sensi entriamo in relazione con ciò che ci circonda, attraverso il cervello elaboriamo e manifestiamo pensieri, ricordi e percezioni, attraverso il sistema nervoso sperimentiamo piacere, dolore, paura, sicurezza e una quantità enorme di informazioni che contribuiscono a costruire la persona che siamo.


Per questo il corpo ha un'importanza centrale, qualsiasi prospettiva spirituale che lo considerasse un involucro irrilevante perderebbe di vista il luogo nel quale l'esperienza concretamente avviene, perché in questa vita tutto ciò che possiamo esprimere passa attraverso le possibilità e i limiti dell'organismo che abbiamo.


Un cambiamento del cervello può modificare memoria, comportamento, capacità cognitive e aspetti importanti della personalità, ed è precisamente questo dato a rendere interessante la domanda successiva:


quanto di ciò che chiamiamo “io” appartiene al corpo e quanto, eventualmente, può essere distinto da esso?


Questo problema è affrontato più direttamente nell'articolo Siamo soltanto il nostro cervello?.



La personalità: chi siamo in questa vita


Il nostro nome, la memoria autobiografica, le abitudini, i gusti, il temperamento, le paure, il modo di parlare, il rapporto con gli altri, l'ambiente nel quale siamo cresciuti e le esperienze che ci hanno segnato partecipano alla formazione della personalità, cioè della particolare forma attraverso la quale viviamo questa esistenza.


La personalità è reale e importante, è attraverso di essa che amiamo, soffriamo, costruiamo relazioni, prendiamo decisioni e interpretiamo ciò che accade, allo stesso tempo possiede una caratteristica evidente:


cambia, perché siamo già stati persone molto diverse da quella che siamo oggi e probabilmente continueremo a trasformarci.


Pensiamo semplicemente a noi stessi a dieci, venti o trent'anni di distanza, alcune caratteristiche rimangono riconoscibili, altre sono quasi scomparse, ciò che allora sembrava fondamentale può avere perso ogni importanza e qualcosa che in passato avremmo rifiutato può essere diventato parte centrale della nostra vita,


eppure continuiamo a percepire tutte quelle versioni come appartenenti alla stessa storia.


Nella prospettiva della reincarnazione questa distinzione viene estesa ulteriormente, ogni incarnazione avrebbe una propria personalità, legata a un determinato corpo, a un ambiente, a una storia e a specifiche condizioni di esperienza, mentre la continuità dell'individuo attraverserebbe personalità differenti.




La coscienza: ciò che diventiamo attraverso l'esperienza


A questo punto entra in gioco la coscienza, ed è probabilmente il passaggio più importante dell'intera mappa,


perché nel significato utilizzato qui la coscienza riguarda ciò che abbiamo realmente compreso e che, attraverso quella comprensione, è diventato parte del nostro modo di essere.


Possiamo conoscere perfettamente il valore della libertà e continuare a possedere le persone che amiamo, possiamo sapere che il rancore ci fa soffrire e continuare ad alimentarlo, possiamo leggere per anni libri sull'egoismo, sull'amore o sull'attaccamento e reagire alle situazioni esattamente come prima,


perché accumulare conoscenza e trasformare il proprio sentire sono processi differenti.


Quando una comprensione diventa profonda, invece, qualcosa cambia spontaneamente, serve sempre meno ricordarsi come ci si dovrebbe comportare perché ciò che prima era soltanto un principio comincia a diventare il modo naturale con cui percepiamo una situazione,


e proprio questa trasformazione rappresenta ciò che possiamo considerare acquisizione di coscienza.


La coscienza diventa così una sorta di risultato dell'esperienza, ogni vita presenta situazioni, relazioni, conflitti, desideri e limiti attraverso i quali l'individuo può ampliare progressivamente la propria comprensione,


mentre ciò che viene realmente assimilato costituisce la base dalla quale partiranno le esperienze successive.


Questa è anche la ragione per cui ricordare e comprendere assumono funzioni diverse, possiamo dimenticare i dettagli di un'esperienza e conservare il cambiamento che quell'esperienza ha prodotto, così come possiamo dimenticare quando abbiamo imparato una determinata capacità e continuare a possederla,


perché ciò che siamo diventati ha un valore diverso dal ricordo delle circostanze attraverso le quali lo siamo diventati.


Per approfondire questa distinzione puoi leggere Cos'è la coscienza? Il termine che usiamo senza sapere cosa significa.



L'anima: il filo che attraversa le diverse esperienze


La parola “anima” crea facilmente equivoci perché viene usata per indicare la psiche, la personalità, la coscienza, uno spirito invisibile oppure una sorta di copia eterna della persona che siamo oggi, mentre è più utile collegarla alla continuità profonda dell'individuo, ciò viene espresso in maniera più precisa attraverso il concetto di individualità.


Possiamo immaginare una collana nella quale ogni perla rappresenti una personalità, una vita con il proprio corpo, il proprio carattere e la propria storia, mentre il filo rappresenta quella continuità che collega le diverse esperienze e permette loro di appartenere a un unico processo, ogni perla cambia, il percorso che le unisce conserva il risultato complessivo.


Questa immagine aiuta anche a capire perché parlare semplicemente di “anima che entra in un corpo” rischia di essere troppo riduttivo, la struttura è dinamica, l'individuo si manifesta attraverso diversi strumenti, vive esperienze, costruisce coscienza e attraversa differenti personalità, mentre alla radice permane quella individualità che dà continuità all'intero processo.


Se vogliamo quindi usare la parola anima, possiamo farlo come termine accessibile per indicare questo nucleo più profondo, mantenendo però distinta l'anima dalla personalità della singola vita e dalla coscienza che si forma attraverso le esperienze.


È proprio questa distinzione il centro dell'articolo Abbiamo tutti un'anima? La domanda che confonde milioni di persone.



Corpo, personalità, anima e coscienza: come stanno insieme


Possiamo ora ricomporre la mappa, il corpo ci permette di fare esperienza nel mondo fisico, la personalità è la forma particolare attraverso cui viviamo questa esperienza,


la coscienza rappresenta ciò che viene realmente acquisito attraverso la comprensione, l'anima, intesa più precisamente come individualità, indica la continuità profonda alla quale appartengono le diverse esperienze.


Questi elementi acquistano significato soprattutto nella loro relazione,


  • il corpo da solo descrive la dimensione biologica dell'esistenza,

  • la personalità racconta chi siamo diventati in questa vita,

  • la coscienza indica quanto l'esperienza ci abbia realmente trasformati,

  • l'individualità colloca quella trasformazione all'interno di un percorso più ampio.


Da questa prospettiva l'essere umano appare quindi come un processo, anziché come un oggetto immutabile,


ciò che oggi chiamiamo “me” è una manifestazione reale ma temporanea di una storia più vasta,


e il senso dell'evoluzione riguarda precisamente l'ampliamento della coscienza attraverso le esperienze vissute.



Che cosa rimane quando il corpo muore?


È qui che questa distinzione diventa particolarmente importante, perché gran parte della paura della morte nasce dall'identificazione completa con la forma che possediamo adesso,


se io coincido esclusivamente con questo corpo, questi ricordi e questa personalità, allora la loro scomparsa coincide inevitabilmente con la mia scomparsa.


La prospettiva spirituale proposta qui descrive invece la morte come la conclusione della manifestazione fisica di una determinata personalità, seguita da un processo nel quale gli elementi legati a quella esperienza vengono progressivamente abbandonati, mentre la comprensione realmente acquisita rimane parte della coscienza dell'individuo.


Anche la personalità avrebbe una continuità temporanea dopo la morte, abbastanza lunga da permettere quelle fasi di elaborazione, incontro e riconoscimento descritte negli approfondimenti sull'aldilà, mentre sul percorso più ampio ciò che assume valore permanente è il risultato di coscienza maturato attraverso quella vita.




Se la personalità cambia, siamo ancora noi?


Forse questa è la domanda che permette di avvicinarsi meglio al problema dell'identità, perché per rispondere possiamo partire dalla nostra esperienza attuale,


siamo cambiati moltissimo e continuiamo a sentirci noi stessi, quindi già all'interno di una sola vita l'identità sembra possedere una profondità maggiore rispetto alla somma delle caratteristiche che cambiano.


Il bambino che siamo stati aveva un altro corpo, pochi ricordi, desideri differenti e una comprensione del mondo enormemente più limitata, l'adulto di oggi possiede una personalità trasformata, eppure percepisce una continuità, come se ogni fase appartenesse a qualcosa di più ampio della fase stessa.


La prospettiva spirituale estende questo principio oltre una singola esistenza, ogni personalità sarebbe una fase reale dell'individuo e la sua unicità rimarrebbe parte dell'intero percorso, mentre l'identificazione esclusiva con una sola fase lascerebbe fuori tutto ciò che la precede e ciò che potrebbe seguirla.



Allora chi sono davvero?


A questo punto la risposta può sembrare meno immediata, ma diventa anche più precisa:


sei la persona che vive oggi e, secondo questa prospettiva, sei contemporaneamente qualcosa di più ampio della persona che vive oggi.


  • Il corpo che hai merita cura perché è attraverso di esso che puoi vivere questa esperienza,

  • la personalità ha valore perché rappresenta la forma unica attraverso cui incontri il mondo,

  • la coscienza è ciò che stai costruendo attraverso ciò che riesci realmente a comprendere,

  • l'individualità è la continuità profonda dentro cui questa esperienza acquista un significato più vasto.


Conoscere questa struttura serve soprattutto quando torna a modificare il modo in cui viviamo, perché se la personalità è uno strumento dell'esperienza possiamo osservarla con maggiore lucidità,


se la coscienza cresce attraverso la comprensione possiamo smettere di misurare il percorso spirituale dalla quantità di concetti che conosciamo,


se ciò che siamo possiede una continuità più ampia possiamo guardare vita e morte da una prospettiva diversa.


La domanda “che cosa siamo davvero?” conduce quindi meno verso una nuova etichetta e più verso un lavoro di conoscenza,


osservare ciò che cambia, riconoscere ciò che ci condiziona, comprendere ciò che le esperienze rivelano di noi e lasciare che quella comprensione trasformi progressivamente il nostro modo di essere.


Se vuoi proseguire da qui, nella sezione Anima e coscienza trovi tutti gli approfondimenti dedicati a identità, cervello, personalità e continuità della coscienza. Esplora la sezione Anima e coscienza



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Duccio Degl'Innocenti è autore di sei Dio e non lo sai, fondatore di Spiritualità Semplice. 

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