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Siamo tutti uno: che cosa significa davvero?

Immagine del redattore: Duccio Degl'Innocenti
Duccio Degl'Innocenti
6 ore fa
Tempo di lettura: 5 min

«Siamo tutti uno» è una frase che può sembrarci familiare, insieme all’idea di dover fare ritorno all’Uno. Ma che cosa significa?

Nella vita ci sentiamo persone separate, ciascuna con i propri pensieri e le proprie esperienze, e l’idea di unirci agli altri può farci pensare di dover perdere ciò che siamo.


Nel quadro filosofico del Cerchio Firenze 77, le fusioni delle coscienze aiutano a comprendere questo percorso. L’unità esiste già, mentre il sentire degli individui si amplia attraverso successive comunioni.


Per capire che cosa cambia e che cosa continua dobbiamo distinguere la personalità dalla coscienza.

le fusioni- spiritualità semplice

Fusione delle coscienze: che cosa si unisce?


Il sentire è ciò che l’individuo ha realmente compreso e che è diventato parte del suo modo di essere. Possiamo conoscere molte cose sull’amore, sull’egoismo o sulla sofferenza senza averle ancora comprese fino in fondo, e questa differenza si vede nel modo in cui viviamo, soprattutto quando le situazioni ci coinvolgono direttamente.


La personalità comprende invece il carattere, i gusti, le abitudini, i ricordi e le caratteristiche con cui ci presentiamo in una determinata vita.


Quando si parla di fusione, il processo riguarda il sentire degli individui, quindi va oltre l’accordo fra due persone, la somiglianza dei loro caratteri o la condivisione delle stesse opinioni.


Per orientarti fra questi aspetti, puoi leggere Che cosa siamo davvero: corpo, personalità, anima e coscienza.


Nella fusione, sentire che hanno raggiunto le condizioni necessarie entrano in comunione e danno origine a un sentire più ampio. Le esperienze di ciascuno diventano parte di una realtà comune, nella quale ognuno trova continuità e riconosce anche l’altro come parte di sé.



Perché due sentire possono entrare in comunione


Il processo è collegato alla caduta delle limitazioni del sentire. Nella vita umana le esperienze ci mettono di fronte a ciò che ancora comprendiamo solo in parte, alle nostre reazioni, ai rapporti con gli altri e alle conseguenze di ciò che facciamo.


Quando una comprensione viene acquisita, una limitazione viene superata e il nostro sentire può ampliarsi. A questo punto si parla di sentire equipollenti, un termine poco usato che qui indica sentire di pari ampiezza.


La loro equivalenza va considerata insieme alla complementarità, perché percorsi differenti possono aver portato comprensioni che, entrando in comunione, danno origine a una coscienza più ampia.



Il processo comprende quindi la caduta delle limitazioni, l’emergere di sentire equipollenti e la loro comunione, dalla quale nasce un sentire più ampio. E non si conclude nell’unione di due soli individui, ma prosegue attraverso fusioni successive.


Il significato di comprensione e sentire è approfondito in Cos'è la coscienza? Il termine che usiamo senza sapere cosa significa.



Nella fusione perdiamo la nostra individualità?


È probabilmente la parte più difficile da immaginare, perché siamo abituati a pensare che continuare a esistere significhi rimanere come siamo. Eppure anche nella vita attuale cambiamo, comprendiamo cose che prima ci sfuggivano e lasciamo andare convinzioni che consideravamo essenziali, continuando a riconoscere una continuità nella nostra esistenza.


Nella comunione del sentire questo cambiamento è descritto in una forma molto più ampia. Si manifesta un essere nuovo nel quale sono presenti e sentite le esperienze degli esseri che lo costituiscono.


Nessuna delle precedenti coscienze rimane il personaggio principale al quale vengono aggiunti i ricordi degli altri, perché il nuovo essere è tutte le coscienze che lo compongono e nessuna di loro presa separatamente.


La consapevolezza di esistere di ciascuno trova continuità in quel sentire comune.


Quello che cambia è il limite entro il quale ci si riconosce, la separazione per cui oggi sentiamo di essere soltanto noi stessi.


La personalità della singola vita e la continuità dell’esistenza vanno quindi tenute distinte anche quando cerchiamo di immaginare questo passaggio.


Dire che l’individualità continua, in questo contesto, richiede questa precisazione. La continuità riguarda il sentirsi esistere in una coscienza più ampia, mentre l’immagine di noi come persone separate, con le stesse caratteristiche conservate per sempre, appartiene al modo in cui oggi pensiamo a noi stessi.



Una coscienza più ampia della somma delle sue parti


La fusione viene descritta anche attraverso il principio di trascendenza, cioè la possibilità che dall’unione emerga una realtà con caratteristiche superiori alla semplice somma delle parti. È un passaggio importante, perché accumulare le esperienze di altri individui e viverle come parte del proprio sentire sono due cose diverse.


Una similitudine utilizzata per spiegare questo principio è la visione dei due occhi. Ogni occhio riceve una propria immagine, ma dalla loro integrazione ricaviamo una percezione della profondità che va oltre l’accostamento di due immagini separate. È un paragone che aiuta a capire il concetto, senza pretendere di riprodurre il funzionamento della coscienza.


Allo stesso modo, la comunione è come un arricchimento nel quale le comprensioni degli individui vengono integrate e trascese. Il nuovo sentire comprende ciò che lo costituisce e lo vive in una forma più ampia, che a sua volta può entrare in ulteriori comunioni.



Quando avvengono le fusioni del sentire?


Le fusioni sono descritte come successive al trapasso e possono avvenire anche fra un’incarnazione e l’altra, quindi durante il percorso evolutivo come esseri umani. Il processo però, continua anche oltre il ciclo delle nascite e delle morti, quando la vita del sentire può proseguire senza gli stimoli dell’esperienza fisica.


La morte, da sola, non determina una fusione immediata. Il passaggio dipende dalle condizioni del sentire e dalla caduta delle sue limitazioni, segue un processo naturale e non può essere provocato deliberatamente. Per questo sarebbe improprio trasformarlo in una tecnica, in un obiettivo da raggiungere con la volontà o in una promessa di unione con una persona precisa.


Per collocare questo tema nel percorso dopo il distacco dal corpo, puoi leggere Cosa succede dopo la morte: le fasi reali della coscienza.



Che rapporto c’è fra fusioni e anime gemelle?


Il concetto di anima gemella viene collegato agli individui i cui sentire andranno a costituire queste comunioni. Le anime gemelle possono essere più di una e il legame può riguardare un genitore, un figlio, un amico o un compagno, perché ciò che conta è il sentire, al di là del sesso e della forma del rapporto.


Questo collegamento va tenuto distinto dalla teoria di un’anima divisa in due metà che devono ritrovarsi. Qui si parla di un processo di ampliamento attraverso molteplici comunioni, e una forte attrazione nella vita fisica non ci permette di riconoscere chi parteciperà a una futura fusione.


La distinzione fra questi legami è approfondita in Anima gemella o fiamma gemella: qual è la differenza?.



Siamo tutti uno: che cosa significa il ritorno all’Uno?


Il ritorno all’Uno può far pensare a qualcosa che si è spezzato e deve essere ricomposto, però, l’unità non è mai venuta meno. Siamo parte di un’unica realtà, anche se il nostro sentire è limitato e ci fa riconoscere soltanto in una parte di essa.


Le fusioni accompagnano il superamento di queste limitazioni, fino a sentirsi uno con il Tutto. Questo aiuta a dare un significato al «siamo tutti uno», che altrimenti può rimanere una frase difficile da comprendere.


Per me il suo interesse sta anche nel guardare diversamente le relazioni, riconoscendo il valore dell’esperienza dell’altro anche quando ci sembra lontana dalla nostra. Sentire questa unità richiede un percorso, oltre alla conoscenza dell’idea.


Se vuoi approfondire il rapporto fra coscienza, reincarnazione e relazioni, puoi continuare a esplorare gli articoli di Spiritualità Semplice.



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Duccio Degl'Innocenti è autore di sei Dio e non lo sai, fondatore di Spiritualità Semplice. 

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