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Esiste davvero l'aldilà? La vita oltre il corpo

Immagine del redattore: Duccio Degl'Innocenti
Duccio Degl'Innocenti
18 mar
Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 27 ott

Quando muore qualcuno a cui vogliamo bene, la domanda se esiste davvero l'aldilà smette di essere teorica. Non ci chiediamo più soltanto che cosa succeda dopo la morte, ma se quella persona esista ancora, se il legame che avevamo abbia ancora un senso e, prima o poi, che cosa accadrà a noi.


Di solito immaginiamo l’aldilà come un altro posto. Forse perché è il modo più semplice per pensare a qualcosa che non conosciamo: qui c’è la vita, poi si muore e si va da un’altra parte. Nell’insegnamento del Cerchio Firenze 77, al quale mi riferisco in questo articolo, la morte viene descritta in modo diverso. Il corpo fisico termina la sua funzione, mentre l’individuo continua a fare esperienza attraverso condizioni che durante la vita normalmente non percepiamo.


Esiste davvero l'aldilà? Una figura seduta osserva cerchi sovrapposti, simbolo dei piani di esistenza.


Dove si trova l'aldilà e che cosa sono i piani di esistenza


Quando diciamo che una persona è passata dall’altra parte del velo, viene spontaneo immaginare una distanza, come se quel nuovo modo di esistere fosse da qualche parte e noi fossimo qui. Per capire questa visione occorre chiarire che cosa si intende per piani di esistenza: condizioni diverse della materia e della percezione, che coesistono nello stesso spazio. Il piano astrale, per esempio, è la condizione in cui l’individuo vive attraverso il corpo astrale, lo strumento legato alle sensazioni, alle emozioni e ai desideri.


Durante la vita siamo consapevoli soprattutto di ciò che passa attraverso il corpo e i sensi fisici. Dopo la morte cambia lo strumento con cui facciamo esperienza. Per questo chiedersi dove si trovi l’aldilà può portarci fuori strada: in questa concezione, a cambiare è ciò che possiamo percepire, senza dover immaginare un trasferimento in un luogo lontano.


Se vuoi entrare nel dettaglio del passaggio e delle fasi successive, puoi leggere Cosa succede dopo la morte: le fasi reali della coscienza.



Che cosa continua di noi dopo la morte


È forse la domanda che ci interessa davvero. Se muoio, resto me stesso? Continuo ad avere i miei ricordi, il mio carattere, il modo in cui penso oggi?


La personalità è l’insieme del carattere, dei ricordi, delle abitudini e dei modi di pensare con cui ci riconosciamo in questa vita. Alla morte del corpo fisico questa personalità non scompare tutta insieme: desideri ed emozioni continuano a esprimersi attraverso il corpo astrale, mentre il pensiero si esprime attraverso il corpo mentale.


La personalità appartiene alla singola incarnazione, cioè a una delle vite che l’individuo attraversa. L’individualità indica invece la continuità dello stesso essere attraverso vite diverse, ciascuna con una propria personalità.


Ciò che rimane delle esperienze è quanto è stato realmente compreso e diventa coscienza, intesa qui come comprensione acquisita, come un cambiamento nel nostro modo di sentire noi stessi e gli altri. La continuità dell’individuo va quindi distinta dalla conservazione eterna del carattere e dei ricordi di oggi.


Per capire meglio questa distinzione, puoi leggere Che cosa siamo davvero: corpo, personalità, anima e coscienza.



Perché morire non ci rende improvvisamente diversi


Uno degli equivoci più comuni è immaginare che, appena morto, un individuo capisca tutto. Come se il semplice abbandono del corpo bastasse a renderlo improvvisamente lucido, libero dalle paure e capace di vedere la realtà per quella che è davvero.


La morte cambia la condizione in cui facciamo esperienza, ma ciò che siamo diventati continua ad avere un peso. Desideri, convinzioni e modi di interpretare quello che viviamo restano legati ai corpi astrale e mentale finché questi strumenti non esauriscono la loro funzione. Per questo l’esperienza successiva alla morte varia da individuo a individuo.


Anche il rapporto con le persone che abbiamo amato andrebbe visto dentro questo processo, senza immaginare che ogni legame continui esattamente nella forma che aveva qui. Ho approfondito questo punto in Incontreremo i nostri cari dopo la morte?



Quindi esiste davvero l'aldilà?


Nella concezione descritta la risposta è sì: la morte del corpo lascia proseguire l’esistenza dell’individuo. La domanda se esiste davvero l'aldilà porta però anche a chiederci che cosa intendiamo per vita e quanto di noi facciamo coincidere con il corpo, il carattere e la nostra storia personale.


Se immaginiamo di conservare per sempre ogni abitudine e ogni convinzione di oggi, ci aspettiamo una prosecuzione identica della vita che conosciamo. Qui il discorso è diverso, perché anche dopo la morte l’individuo attraversa esperienze e cambiamenti, mentre ciò che ha compreso entra a far parte della sua coscienza.


Se il dubbio che senti più forte è che tutto questo possa essere soltanto un modo per consolarci davanti alla morte, puoi continuare con E se dopo la morte non ci fosse niente?



Che cosa cambia nella vita di adesso


Se ciò che comprendiamo attraverso le esperienze entra a far parte della coscienza e rimane oltre la morte, allora la vita presente acquista un significato molto concreto. I rapporti, le difficoltà, le scelte e perfino le nostre reazioni quotidiane partecipano alla formazione di qualcosa che prosegue oltre la singola esistenza.


Alla domanda se esiste davvero l'aldilà, questa prospettiva risponde quindi sì, e invita a guardare anche alla vita che stiamo vivendo. Quello che comprendiamo nei rapporti e nelle esperienze quotidiane diventa parte di noi, oltre la durata del corpo e della personalità con cui oggi ci riconosciamo.




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