Perché attiriamo sempre lo stesso tipo di persone?
Aggiornamento: 21 ott
Perché attiriamo sempre lo stesso tipo di persone? Ce lo chiediamo quando una relazione finisce e, dopo un po’, ci ritroviamo a vivere qualcosa che conosciamo già. La persona è diversa, magari anche il rapporto sembra molto diverso, eppure torniamo ad aspettare attenzioni che arrivano di rado, a mettere da parte ciò che desideriamo o a sentirci sempre in dovere di dimostrare quanto valiamo.
In questi casi può essere utile osservare che cosa si ripete fra un rapporto e l’altro, nelle circostanze, nei comportamenti delle persone che incontriamo e anche nel nostro modo di reagire. Dire che abbiamo «attirato» tutto questo, invece, è già una spiegazione, e rischia di attribuirci una responsabilità che non possiamo ricavare dalla sola somiglianza fra due storie.

Attiriamo le stesse persone o ritroviamo le stesse dinamiche?
Due persone possono essere molto diverse e farci vivere una difficoltà simile. Una è affettuosa ma poco presente, un’altra ci cerca spesso ma sembra interessarsi poco a ciò che proviamo. Possiamo finire per chiamarle entrambe «persone sbagliate», mentre ciò che riconosciamo è soprattutto il posto nel quale ci ritroviamo noi: aspettare, adattarci e sperare che prima o poi il rapporto cambi.
Vale la pena distinguere questi aspetti, perché incontrare qualcuno, esserne attratti e costruirci una relazione sono momenti diversi. Su chi incontriamo incidono anche l’ambiente in cui viviamo, il lavoro, le amicizie e circostanze che non dipendono da noi. Nel modo in cui il rapporto si sviluppa entrano poi ciò che entrambi desideriamo, le scelte che facciamo e il modo in cui ci trattiamo.
Possiamo osservare la parte che ci riguarda senza arrivare a dire che siamo la causa di tutto. Se una persona mente o ci svaluta, la responsabilità di quei comportamenti resta sua, anche quando riconosciamo che facciamo fatica a prendere le distanze.
Che cosa continuiamo a cercare nel rapporto
Immaginiamo di conoscere qualcuno che ci piace, ma che fin dall’inizio ci dice di non volere una relazione stabile. Noi la desideriamo e, invece di prendere sul serio quella differenza, cominciamo a sperare che il nostro affetto gli faccia cambiare idea. Se in altre storie è accaduto qualcosa di simile, possiamo fermarci su quel passaggio: che cosa ci porta a investire ancora in una possibilità che l’altro non sta condividendo?
Le risposte possono essere diverse. Forse ci siamo affezionati e separarci ci dispiace, forse essere scelti proprio da quella persona è diventato molto importante, oppure stiamo dando più peso a qualche momento di vicinanza che a ciò che ci viene detto con chiarezza. Sono possibilità da confrontare con la nostra esperienza, senza trasformarle in una spiegazione valida per tutti.
La somiglianza fra le storie diventa così qualcosa di concreto da esaminare. Possiamo riconoscere quando abbiamo cominciato a rinunciare a ciò che volevamo, che cosa speravamo di ottenere e come abbiamo interpretato la risposta dell’altro. Possiamo anche scoprire che stavolta le circostanze erano diverse e che stavamo mettendo insieme situazioni che meritano di essere distinte.
Se vuoi approfondire ciò che chiediamo alla presenza dell’altro, puoi leggere Attaccamento affettivo e amore: perché non sono la stessa cosa.
Conoscere uno schema e comprendere ciò che ci muove
Nell’insegnamento del Cerchio Firenze 77, che uso come riferimento qui, conoscere se stessi comprende l’osservazione delle ragioni che ci spingono ad agire, oltre al riconoscimento dei nostri comportamenti. È la prospettiva spirituale da cui parto in questa riflessione: guardare ciò che accade nei rapporti può aiutarci a capire meglio anche noi stessi.
Possiamo sapere di cercare continuamente conferme e non aver ancora compreso che cosa rappresentino per noi. Dire «ho bisogno di essere scelto» descrive qualcosa, ma possiamo andare oltre e osservare che cosa proviamo quando quella scelta non arriva, quale giudizio diamo di noi e che cosa facciamo per ottenerla.
La distinzione fra sapere e comprendere riguarda questo approfondimento, e va trattata con attenzione. Accorgerci di un comportamento non garantisce che riusciremo subito a cambiarlo, così come ritrovarci in una situazione dolorosa non misura il nostro valore o il nostro grado di evoluzione. Anche un passo concreto, come esprimere un’esigenza che prima tacevamo, può accompagnare una comprensione ancora in corso.
Ripetere una storia non dimostra un legame karmico
Quando una difficoltà ritorna, può venirci il dubbio che esista una lezione da imparare o un conto da chiudere con qualcuno. Ma la ripetizione, da sola, non ci permette di ricostruire cause appartenenti a vite precedenti, né di stabilire che una persona ci sia stata mandata perché soffrissimo fino a capire.
Possiamo riflettere sul valore di un’esperienza senza attribuirle una storia che non conosciamo. Nel rapporto presente abbiamo già molto da osservare: ciò che ci viene offerto, ciò che desideriamo, le promesse mantenute e quelle disattese, il modo in cui reagiamo alle difficoltà.
Il rapporto fra incontri, cause ed esperienze è approfondito in Cos’è la relazione karmica e quanto c’entra l’amore?
Cambiare relazione può essere una scelta importante
Allontanarci da un rapporto che ci ferisce può essere una scelta importante anche mentre stiamo ancora cercando di capire ciò che abbiamo vissuto. Possiamo riflettere sulle nostre reazioni e, nello stesso tempo, riconoscere che con quella persona mancano rispetto, reciprocità o desideri compatibili.
La comprensione di noi stessi non richiede di restare esposti agli stessi comportamenti. Possiamo continuare a conoscere qualcosa di noi anche dopo una separazione, confrontandoci con una persona di fiducia o cercando un sostegno professionale se ne sentiamo il bisogno.
Se la difficoltà riguarda soprattutto il distacco da un rapporto che continua a farci male, puoi leggere Perché non riesco a lasciare chi mi fa soffrire?
Da quale episodio possiamo cominciare
Per osservare uno schema relazionale possiamo partire da un momento preciso, invece di cercare una spiegazione per tutta la nostra vita. Pensiamo all’ultima volta in cui abbiamo detto di sì mentre avremmo voluto dire di no: che cosa temevamo sarebbe successo esprimendo ciò che desideravamo? L’altro ci aveva davvero messo sotto pressione, oppure avevamo anticipato una reazione senza parlarne? Possono esserci aspetti diversi, e distinguerli ci aiuta a capire che cosa è accaduto.
Da qui possiamo provare a esprimere più chiaramente un bisogno, verificare se l’altro vuole davvero ciò che vogliamo noi o prendere sul serio una differenza che continuavamo a rimandare. Il modo in cui quella persona risponde ci dà altri elementi per valutare il rapporto, senza dover aspettare di aver risolto ogni nostra difficoltà.
Forse continueremo a incontrare persone con caratteristiche simili, ma potremo riconoscere prima che cosa desideriamo condividere con loro e che cosa ci sta facendo rinunciare a noi stessi. È su questi passaggi che possiamo lavorare, lasciando a ciascuno la responsabilità delle proprie scelte.
Per continuare il percorso trovi gli altri approfondimenti nella sezione Relazioni.



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