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Perché non riesco a lasciare chi mi fa soffrire?

  • Immagine del redattore: Duccio Degl'Innocenti
    Duccio Degl'Innocenti
  • 16 ago
  • Tempo di lettura: 5 min

A volte il problema non è capire che una relazione ci fa male, lo abbiamo già capito,

sappiamo che quella persona non ci dà ciò di cui abbiamo bisogno.


Vediamo dinamiche che ci fanno soffrire, promettiamo a noi stessi che questa volta basta, magari arriviamo perfino ad allontanarci, eppure qualcosa ci riporta indietro.


È proprio questo che rende la situazione così difficile da comprendere: se so che sto male, perché non riesco a lasciare quella persona?


La risposta più semplice sarebbe dire "la amo troppo", ma l’intensità con cui abbiamo bisogno di qualcuno non misura necessariamente quanto lo amiamo, a volte misura soprattutto quanto della nostra sicurezza, del nostro valore o della nostra identità abbiamo affidato a quella relazione.


Ed è per questo che andarsene può sembrare molto più difficile di quanto la ragione suggerisca.



Perché non riesco a lasciare chi mi fa soffrire?


Sapere che una relazione ci fa male non basta


Possiamo vedere con grande lucidità ciò che accade e continuare a comportarci nello stesso modo.


Non è necessariamente una contraddizione, sapere qualcosa con la mente e averla realmente compresa non sono la stessa cosa.


Possiamo sapere che quella relazione ci ferisce, che continuiamo ad aspettare qualcosa che forse non arriverà, che ogni riavvicinamento finisce per riportarci nello stesso punto, ma finché non comprendiamo che cosa quella relazione rappresenta per noi, il semplice ragionamento può non bastare a sciogliere il legame.


La conoscenza ci permette di riconoscere il problema, la consapevolezza comincia quando smettiamo di guardare soltanto ciò che fa l’altro e iniziamo a osservare anche ciò che accade dentro di noi.


La comprensione arriva quando vediamo abbastanza chiaramente il meccanismo da non avere più bisogno di ripeterlo nello stesso modo.


Per questo dirsi continuamente “so che dovrei lasciarlo” o lasciarla, può servire a poco, la domanda utile viene prima: che cosa continuo a cercare in questa relazione?


Se vuoi approfondire proprio questo passaggio, in Perché certe relazioni fanno così male vediamo perché alcune relazioni continuano a farci soffrire anche quando, razionalmente, abbiamo già capito che qualcosa non funziona.




Perché non riesco a lasciare chi mi fa soffrire: cosa temo davvero di perdere?


Quando abbiamo paura di perdere qualcuno, siamo portati a pensare che quella paura dimostri quanto lo amiamo, non è necessariamente così.


Una parte importante della sofferenza può nascere proprio dal bisogno di possedere ciò che la relazione ci dà: presenza, conferme, sicurezza, attenzione, riconoscimento, la sensazione di non essere soli.


Questo significa che amore e bisogno possono convivere e diventare difficili da distinguere.


Più sentiamo che il nostro equilibrio dipende dalla presenza dell’altro, più la possibilità di perderlo diventa minacciosa e, a quel punto non soffriamo soltanto perché una persona potrebbe uscire dalla nostra vita: soffriamo anche per tutto ciò che immaginiamo di perdere.


E allora possiamo restare aggrappati persino a una relazione che non ci rende più felici, perché ciò che conosciamo ci spaventa meno del vuoto che immaginiamo oltre quella relazione.



Quando non stiamo trattenendo soltanto una persona


Ci sono relazioni che finiscono nella realtà molto prima di finire dentro di noi, continuiamo ad aspettare un cambiamento, un ritorno, una spiegazione, una conferma.


A volte non siamo più legati soltanto alla persona che abbiamo davanti, ma anche a ciò che speravamo che quella relazione diventasse, è qui che il legame può diventare particolarmente resistente.


Possiamo amare non solo una persona reale, con ciò che è e ciò che può realmente darci, ma anche l’immagine che le abbiamo costruito attorno.


Continuiamo allora ad aspettare che quella promessa si realizzi, anche quando l’esperienza continua a mostrarci qualcosa di diverso.


Comprendere questo significa distinguere ciò che esiste da ciò che continuiamo a desiderare che esista.


Finché le due cose rimangono confuse, lasciare andare può sembrare un tradimento dell’amore. In realtà può essere semplicemente la rinuncia a pretendere dalla realtà qualcosa che la realtà non ci sta dando.



Il dolore non dimostra che dobbiamo restare


Dire che una relazione può mostrarci qualcosa di noi non significa dire che dobbiamo rimanervi dentro finché non abbiamo “imparato la lezione”, comprendere un’esperienza non equivale a subirlaper sempre.L’accettazione non è passività.


Possiamo accettare che una relazione abbia fatto parte della nostra vita, riconoscere ciò che ha messo in luce e, nello stesso tempo, decidere che non vogliamo più continuare quella dinamica.


Non esiste alcun principio spirituale per cui soffrire più a lungo renda automaticamente più profonda la comprensione.


Allo stesso modo, una relazione difficile non diventa più importante perché la chiamiamo “karmica”.


Anche ammettendo che un incontro possa avere cause che non conosciamo, da questo non segue che due persone debbano restare insieme per sempre, il significato di un incontro e la durata di una relazione sono due cose diverse.


Se vuoi capire meglio questo punto, Cos’è la relazione karmica e quanto c’entra l’amore? affronta proprio il rapporto tra karma, incontro e durata di una relazione senza trasformarlo in predestinazione.



Restare non significa necessariamente amare


Possiamo rimanere perché amiamo, ma possiamo rimanere anche perché abbiamo paura.


Paura della solitudine, del cambiamento, di aver sbagliato tutto, di ricominciare, di scoprire che l’altro possa stare bene senza di noi.


Oppure perché continuiamo ad aspettare quella conferma che trasformerebbe finalmente la storia in ciò che volevamo che fosse. Per questo la durata di un rapporto non dice da sola, quanto amore contenga.


Un legame fondato soprattutto sul bisogno tende a chiedere continuamente qualcosa all’altro: rassicurami, scegli me, non cambiare, non andare via, dimostrami che conto.


L’amore, invece, comincia a diventare più libero quando l’altro smette di essere qualcuno che deve colmare ciò che sentiamo mancare in noi.


Non significa diventare indifferenti. Significa smettere di confondere la vicinanza con il possesso.


Ed è proprio questa distinzione che permette di capire perché l’attaccamento affettivo possa essere vissuto con un’intensità enorme senza coincidere necessariamente con un amore altrettanto grande.


nell'articolo Attaccamento affettivo e amore: perché non sono la stessa cosa viene approfondita esattamente questa differenza.




Capire perché restiamo cambia la domanda


La domanda iniziale era: “Perché non riesco a lasciare chi mi fa soffrire?”

Ma forse, arrivati a questo punto, possiamo formularla diversamente.


Che cosa temo che accada a me se quella persona non ci fosse più?


Non “che cosa perderò di lei”, ma che cosa sembrerà venire meno dentro di me.


È una differenza importante, perché sposta l’attenzione dall’altro a ciò che la relazione mette in movimento in noi.


Questo significa occuparsi della parte sulla quale abbiamo realmente possibilità di intervenire: noi stessi.


Finché tutto dipende da ciò che l’altro dovrebbe fare, siamo legati alle sue decisioni. Quando cominciamo a comprendere perché abbiamo bisogno che lo faccia, qualcosa cambia.


Non necessariamente smettiamo subito di soffrire, ma iniziamo a vedere con maggiore chiarezza ciò che prima chiamavamo semplicemente amore.



Lasciare qualcuno non significa smettere di amare


Esiste infine un equivoco difficile da superare: pensare che, se lasciamo andare una persona, allora ciò che abbiamo provato non fosse vero, non è così.


Una relazione può finire senza cancellare ciò che abbiamo vissuto. Possiamo continuare a provare affetto e riconoscere, nello stesso tempo, che stare insieme non è più possibile o non è più ciò che vogliamo.


Lasciare andare non significa rendere insignificante qualcuno.


A volte significa proprio smettere di pretendere che quella persona continui ad avere nella nostra vita il posto che vorremmo assegnarle.


Forse il punto non è imparare a non amare più ma è imparare ad amare senza trasformare l’altro nella condizione necessaria della nostra serenità.


E quando questo comincia ad accadere, la domanda “perché non riesco a lasciarlo?” perde lentamente la sua forza.


Perché non stiamo più cercando soltanto il coraggio di separarci da qualcuno ma

stiamo cominciando a comprendere che cosa, dentro di noi, avevamo paura di perdere.


Una relazione può finire senza perdere il suo significato


Comprendere perché abbiamo avuto bisogno di restare non serve a giudicare ciò che abbiamo vissuto. Serve a conoscerci un po’ meglio.


Una relazione può averci fatto soffrire, averci mostrato qualcosa di importante e, proprio per questo, non dover continuare per sempre.


Se vuoi approfondire il rapporto tra amore, bisogno, attaccamento e significato delle relazioni, trovi tutti gli articoli nella sezione Relazioni.








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Duccio Degl'Innocenti è autore di sei Dio e non lo sai, fondatore di Spiritualità Semplice. 

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