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Quanto tempo passa tra una vita e l’altra?

Immagine del redattore: Duccio Degl'Innocenti
Duccio Degl'Innocenti
11 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

Quanto tempo passa tra una vita e l’altra? Quando pensiamo alla reincarnazione, viene abbastanza naturale chiederselo. Ci immaginiamo che dopo la morte ci sia un periodo di attesa e poi, a un certo punto, si ricominci. Magari vorremmo sapere quanti anni devono passare, oppure ci chiediamo se una persona che abbiamo perso possa essere già tornata a vivere.


Il problema è che cerchiamo una misura uguale per tutti, come se fra una nascita e l’altra ci fosse un intervallo stabilito. Nella visione della reincarnazione che approfondisco qui, non c’è un numero di anni valido per ogni individuo. I riferimenti sono il Cerchio Firenze 77 e gli insegnamenti del Cerchio Ifior.


È all’interno di questo quadro spirituale che possiamo capire da cosa dipenderebbe l’intervallo, senza confondere una spiegazione con la possibilità di conoscere la prossima nascita di qualcuno.



Fra una vita e l’altra c’è qualcosa da comprendere


Siamo abituati a pensare che un’esperienza finisca quando è finito ciò che ci è accaduto. Eppure, anche nella vita di tutti i giorni, ci rendiamo conto che non funziona sempre così.


Una situazione è passata da tempo e noi continuiamo a tornarci sopra, a volte perché non riusciamo a lasciarla andare, altre volte perché soltanto dopo ci accorgiamo di qualcosa che prima non vedevamo. Questo non ci dimostra cosa accade dopo la morte, ma ci aiuta a capire la differenza fra aver vissuto qualcosa e averlo compreso.


Il periodo fra le incarnazioni ha a che fare anche con questa differenza. Le esperienze della vita vengono rielaborate e assimilate, quello che abbiamo vissuto deve diventare comprensione. Per questo non avrebbe molto senso pensare a una pausa della stessa durata per tutti, indipendentemente da ciò che ciascuno ha vissuto e da ciò che ancora deve comprendere.


Quando le esperienze da assimilare sono più semplici, l’intervallo può essere più breve. Quando la comprensione riguarda aspetti più sottili, la rielaborazione può richiedere più tempo. È una tendenza generale, tuttavia, non una formula con cui calcolare gli anni della prossima incarnazione.


Per comprendere il percorso dopo la morte puoi leggere Cosa succede dopo la morte: le fasi reali della coscienza.



Contano anche le condizioni in cui nascere


C’è poi un altro aspetto, che spesso lasciamo fuori dal ragionamento. Una nuova incarnazione richiede un ambiente adatto alle esperienze che l’individuo ha bisogno di fare. Non basta immaginare che la rielaborazione sia conclusa e che allora ogni momento, ogni luogo e ogni situazione vadano bene.


Nel frattempo, anche l’umanità cambia. Cambiano le condizioni di vita, i rapporti fra le persone, le possibilità e le difficoltà che una certa epoca porta con sé. Un ambiente può offrire esperienze che un altro non offre e questo entra nel rapporto fra il percorso individuale e quello collettivo.


Non significa che, prima di nascere, la personalità si metta a scegliere la famiglia, il paese e la data come farebbe organizzando un viaggio. L’incarnazione è legata all’attrazione verso condizioni corrispondenti alle necessità evolutive dell’individuo. Parlare di un ambiente adatto non ci autorizza nemmeno a dire che sappiamo perché una determinata persona sia nata in una situazione dolorosa.


Il rapporto fra necessità evolutive e nuova nascita è approfondito in Karma e reincarnazione.



Una persona può reincarnarsi subito?


Se con subito intendiamo a breve distanza dalla vita precedente, in questo quadro sono contemplate anche incarnazioni molto ravvicinate. Vengono indicati intervalli di uno o due anni e, in altri casi, di centinaia di anni.


Servono a far capire quanto possano essere diverse le situazioni, non a stabilire una durata minima o massima.


Perciò una reincarnazione rapida non contraddice necessariamente il percorso di rielaborazione. Quel percorso non ha la stessa durata per tutti. Allo stesso modo, un intervallo lungo non ci permette di attribuire a qualcuno un grado di evoluzione maggiore: le indicazioni generali ammettono eccezioni e il cammino di un individuo non si legge da un calendario.


Se invece con subito intendiamo sapere che una certa persona si sia reincarnata immediatamente dopo la morte, il discorso cambia. La possibilità generale non ci dà questa informazione. Non abbiamo ricavato una risposta sul singolo soltanto perché abbiamo capito che possono esistere intervalli brevi.



Perché gli anni non sono una scadenza


C’è anche una difficoltà che riguarda proprio il tempo. Noi misuriamo tutto attraverso gli anni che passano sulla Terra, ma nella visione dei diversi piani di esistenza il tempo non è vissuto nello stesso modo. Tradurre un processo di un altro piano in anni umani è già un passaggio problematico.


È per questo che prenderei con cautela le cifre. Non sono statistiche verificate con cui fare una previsione e non descrivono un’attesa vissuta necessariamente come la vivremmo noi.


Se sentiamo parlare di centinaia di anni, viene facile immaginare qualcuno fermo ad aspettare per tutto quel tempo. Ma stiamo usando la nostra esperienza dell’attesa per descrivere qualcosa che, in questo quadro, ha condizioni diverse.


Chiedere quanto tempo passa tra una vita e l’altra è quindi legittimo, purché non chiediamo alla risposta più di quello che può dirci. Possiamo comprendere il rapporto fra esperienze vissute, assimilazione e condizioni di una nuova nascita. Non possiamo ricavarne una data.



E se stiamo pensando a una persona cara?


Quando la domanda riguarda qualcuno che abbiamo perso, probabilmente un numero ci farebbe sentire più tranquilli. Sapere se è ancora nell’aldilà oppure se è già tornato sulla Terra sembrerebbe darci almeno un punto fermo. È comprensibile, ma le indicazioni sull’intervallo fra le incarnazioni non permettono di stabilirlo.


Nemmeno il tempo trascorso dalla morte, un sogno o la mancanza di segnali ci danno un calendario della sua prossima vita. Aggiungere una certezza che non abbiamo può consolare per un momento, ma poi rischia di farci aspettare una conferma che non sappiamo riconoscere.


Se la tua domanda riguarda il legame con chi hai perso, puoi leggere Incontreremo i nostri cari dopo la morte?.



Quanto tempo passa tra una vita e l’altra


Io credo che il punto utile di questo discorso sia capire che la continuità fra le vite riguarda ciò che viene compreso. L’intervallo ha un posto in questo percorso, ma conoscere una cifra non ci direbbe, da sola, che cosa abbiamo imparato o che cosa ci resta da capire. Su questo possiamo già osservare la vita che stiamo vivendo, senza aspettare di sapere quando comincerà la prossima.



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Duccio Degl'Innocenti è autore di sei Dio e non lo sai, fondatore di Spiritualità Semplice. 

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