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Come capire chi ci ha ferito senza giustificarlo?

Immagine del redattore: Duccio Degl'Innocenti
Duccio Degl'Innocenti
22 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 7 ore fa

Durante una riunione un collega fa una battuta su un nostro errore, davanti a tutti. Sul momento magari sorridiamo, poi ci ripensiamo e ci viene da dire che l’ha fatto apposta, che aspettava solo l’occasione per metterci in cattiva luce. Il giorno dopo la battuta ci dà ancora fastidio e, appena lo vediamo, ci viene voglia di rispondergli nello stesso modo.

Tre colleghi siedono attorno a un tavolo. Uno parla e un altro abbassa lo sguardo.

Come si fa a capire chi ci ha ferito senza giustificarlo? Possiamo prendere sul serio quello che ha fatto e chiederci che cosa sappiamo davvero delle sue intenzioni. Possiamo anche dirgli che quella battuta ci ha ferito e chiedergli di smetterla. Capire meglio una persona e opporci a un suo comportamento sono due cose che possiamo fare insieme.



Capire chi ci ha ferito parte da quello che è successo


La battuta è stata fatta e l’abbiamo sentita tutti. Che il collega volesse umiliarci è una spiegazione che ci siamo dati. Può darsi che avesse quell’intenzione, oppure che cercasse di far ridere gli altri e si sia curato poco dell’effetto delle sue parole. Se già lo consideravamo una persona che cerca di mettersi in mostra, è facile che quella battuta ci sembri una conferma. Vale la pena accorgerci di quanto la nostra idea di lui entri nel modo in cui ricostruiamo la scena.


Possiamo essere molto precisi anche senza sapere che cosa gli passasse per la testa. Sappiamo che ha parlato del nostro errore davanti a tutti e possiamo dirgli che preferiamo parlarne direttamente, quando serve. Se poi le battute si ripetono, abbiamo un fatto in più di cui tenere conto. Anche se lui dice che stava scherzando, rimane il problema di come si comporta con noi.



Comprendere una persona e opporsi a ciò che fa


Nell’insegnamento del Cerchio Firenze 77, comprendere una persona è compatibile con il rispetto per chi subisce le conseguenze delle sue azioni. Un collega può vivere male la pressione di una riunione e cercare di cavarsela facendo una battuta a spese di qualcuno. Se veniamo a saperlo, capiamo qualcosa in più di lui. Resta sua la responsabilità di come si è comportato, e possiamo chiedergli che la cosa finisca.


Questo vale anche se l’offesa è rivolta a qualcun altro. Immaginiamo che in quella riunione a essere preso in giro sia un collega appena arrivato. Possiamo capire l’intenzione di chi ha fatto la battuta e intanto riportare la conversazione sul lavoro, oppure dire chiaramente che quel commento è fuori luogo. Il rispetto riguarda anche la persona che in quel momento ha più difficoltà a farsi ascoltare.



Che cosa aggiungiamo quando rispondiamo


Torniamo alla battuta sul nostro errore. Se il giorno dopo aspettiamo che il collega sbagli per metterlo in ridicolo, anche noi stiamo usando lo stesso modo di trattare una persona che ieri ci ha fatto male. Può esserci rabbia anche quando chiediamo con ragione che la cosa finisca. La domanda che possiamo farci è che cosa vogliamo ottenere con la nostra risposta. Se vogliamo che il comportamento cambi, possiamo parlare di quello che è accaduto e, se serve, coinvolgere chi ha la responsabilità di intervenire.


È qui che il conflitto può diventare un’occasione per conoscere noi stessi. Ci accorgiamo del peso che ha avuto una parola detta da altri, e possiamo vedere quale peso avranno le nostre parole su chi le ascolta. La volta dopo, magari, ci accorgiamo prima che stiamo per fare la stessa battuta su un altro collega. Abbiamo capito qualcosa di quell’episodio anche da come ci comportiamo con una persona che in quella storia non c’entrava niente.


Se vuoi approfondire come ci si osserva in situazioni di tutti i giorni, puoi leggere Pratica spirituale: come osservare se stessi nella vita quotidiana.


Se la tua domanda riguarda soprattutto il dolore che provi in un rapporto, ne parlo in Perché certe relazioni fanno così male.




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